Bloccare l'Italia sino al ritiro della manovrona-manomorta
Mentre da tre anni resistiamo allo smantellamento della scuola pubblica e all’emarginazione di vaste fasce giovanili dagli studi superiori e universitari, ci cade in testa la manovra governativa dettata dalle banche italiane e europee.
Chi ha sempre pagato deve continuare a farlo e aggiungere qualcosa in più, con la distruzione dei servizi sociali sul territorio, l’attacco frontale e indiscriminato al pubblico impiego, con la libertà di licenziamento e l’attacco alle pensioni e infine con l’aumento del prelievo fiscale diretto e indiretto mirato a pensionati, lavoratori e giovani.
Noi pensiamo che il debito pubblico in mano alle banche italiane e estere non vada onorato, per garantire con quei capitali liberati e gestiti da una unica banca pubblica controllata da lavoratori e utenti, la possibilità di nuovi investimenti in lavoro duraturo, beni comuni e servizi pubblici.
Vanno aboliti i lussi istituzionali, i privilegi Vaticani, i finanziamenti a scuole e sanità privati e abbattute le spese militari.
Vanno prelevati i soldi laddove abbondano: nei grandi patrimoni immobiliari, nelle immense rendite finanziarie garantite da mercati liberi per chi specula e a trabocchetto per i piccoli risparmiatori, nei paradisi fiscali dei grandi evasori.
In una parola, va stroncata la logica della manovra governativa e sostituita con una a favore della popolazione, che preveda un salario sociale per i disoccupati e chi è in cerca di lavoro, il blocco dei licenziamenti e l’abrogazione di tutte le leggi di precarizzazione.
Via dall’Europa dei banchieri.
Lo sciopero generale del 6 settembre è un buon inizio, ma deve essere uno sciopero generale vero, continuativo, capace di bloccare l'Italia, sino al ritiro della manovra e alla caduta del governo.
Per questo è necessario rigettare gli accordi capestro di luglio e agosto che hanno affossato lo statuto dei lavoratori e aperto la strada all’articolo 8 della manovra di ferragosto, che prevede la derogabilità dai contratti nazionali e l’adozione del modello FIAT nei rapporti sindacali, e occorre puntare al coinvolgimento più vasto di forze per bloccare l'Italia (produzione, trasporti, servizi, pubblica amministrazione, popolazione).
L'assedio di massa delle prefetture e delle sedi confindustriali sono azioni che devono alimentare la mobilitazione generale e radicalizzare la protesta.
Lanciamo dunque l’appello a tutte le forze sociali e politiche in azione a trovare strumenti di lotta e obiettivi unificanti per dare gambe alla mobilitazione permanente in difesa dei diritti e della libertà dei lavoratori.
San Giuliano Milanese, 4-9-2011



